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Farmaci generici: troppa diffidenza e il portafoglio ci rimette

Di luca ajroldi • 30 apr, 2009 • Categoria: Approfondimenti

Penso sarà capitato a molti nel corso di questo lungo inverno di dover fare i conti con l’influenza, e di ritrovarsi quindi in una farmacia ad acquistare medicinali. A me purtroppo è capitato più volte, e in attesa del mio turno mi sono imbattuto in più occasioni in persone a cui veniva suggerito dal corretto e solerte farmacista l’acquisto di farmaci generici al posto dei più famosi, ma anche più costosi, medicinali firmati da grande aziende del settore. Ebbene il più delle volte ho dovuto constatare la diffidenza assoluta dei clienti, che sceglievano di pagare di più, ma avere un prodotto di cui si fidavano.
Ho deciso allora di parlare con qualche farmacista di mia conoscenza per farmi un’idea più generale della questione e il risultato è stato lo stesso: in generale, mi è stato spiegato, c’è ancora troppa diffidenza verso i generici, a tutto discapito della spesa farmaceutica che ne risente non poco.
Allora è forse bene sottolineare due o tre cose fondamentali: i farmaci generici sono perfettamente uguali a quelli firmati, perché alla base c’è un principio attivo che è esattamente lo stesso. Sono poi affidabili allo stesso modo, perché nella maggioranza dei casi sono prodotti dalle stesse multinazionali che mettono in commercio i farmaci “griffati”. Terza cosa fondamentale: il risparmio che si può ottenere acquistando medicinali generici varia dal 20 al 30%, cifre che in un periodo di crisi dovrebbero far riflettere più di una persona.
Forse manca ancora una diffusa e corretta informazione, forse non tutti i farmacisti sono pronti nel suggerire il generico, anche se per mia esperienza ormai avviene quasi ovunque, forse ancora, i medici di base, e qui qualche colpa in più si può sottolineare, si ostinano a segnare nelle loro ricette farmaci firmati che poi i pazienti sono portati, per fiducia personale, ad acquistare in maniera pedante. Ecco, forse la spiegazione dell’ancora insufficiente successo dei generici è da imputare a un mix di questi elementi, però è bene continuare a sottolineare questi aspetti, perché solo una corretta e più diffusa informazione potrà far sì che anche in Italia il consumo di farmaci generici raggiunga quote accettabili: un obiettivo che contribuirà al risparmio sia delle famiglie e sia del nostro pericolante sistema sanitario nazionale.


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13 Commenti »

  1. pURTROPPO LE COSE NN STANNO COSI’.iL GENERICO NN E’ UGUALE AL GRIFFATO:LA BIODISPONIBILITA’ CHE LEI NN CITA X’ NN SA NEANCHE COSA SIA…E’ INFERIORE NEL GENERICO.TRADOTTO:I PAZ ASSUMONO ACQUA FRESCA ANZI A VOLTE IL PRODOTTO E’ DANNOSO….BASTI PENSARE CHE I CONTROLLI SONO MOLTO SUPERFICIALI RIGUARDO ALLA CONFEZIONE,CONSERVAZIONE,CONTENUTO ECCIPIENTI.ALL’ESTERO I CONTROLLI SN PIU SEVERI MENTRE IN ITALIA CANI E PORCI POSSONO APRIRE AL COMMERCIO I GENERICI.SAPPIA ANCHE CHE GLI SCONTI PRATICATI AI FARMACISTI SONO SUP RISPETTO AL GRIFFATO X SPINGERE LA VENDITA.X CUI LE RIVOLGO UNA DOMANDA: MA COSA SI COMPRA CON IL GENERICO…UN FARMACO O UNA BUFALA?ARRIVANO GIA’ I DATI DELLE CURE CON GENERICO……..INEFFICACI E SOLDI BUTTATI,TERAPIE DA RIPRENDERE,PATOLOGIE TRASCURATE.

  2. Questa purtroppo è la solita notizia sensazionale scritta senza riflettere e cosa veramente grave vista la risonanza di internet, senza documentarsi. Il farmaco generico in italia è l’ennesima dimostrazione di come partendo da principi giusti si cerchi solo di truffare le persone.
    Bisogna tenere presente che non si parla di uguaglianza ma di bioequivalenza, il che vuol dire che in italia il peperone è uguale al cetriolo perchè sono tutte e due verdi. Non è così. un farmaco è un insieme di 2 componenti: il principo attivo e gli eccipienti. Entrambi con attività chimica sul nostro organismo (esempio una persona allergica al lattosio può sviluppare reazioni allergiche assumendo un farmaco in cui il lattosio sia contenuto negli eccipienti etc etc.)
    Il principio attivo e gli eccipienti poi devono avere un grado di purezza (non devono cioè essere presenti altre sostanze) affinchè si sviluppi l’effetto voluto (ed anche i suoi effetti collaterali) (es. il vino di uve è buono ma se ci metto il metanolo….) e deve essere presente nelle quantità indicate. La legge italiana permette una variazione del principio attivo del più 20% o meno 20% ed una variazione degli eccipienti (la presunta uguaglianza è una mera presa per i fondelli). Questo comporta pericolose variazioni ematiche di farmaco assunto con possibiltà di eventi avversi potenzialmente mortali, oppure come nel caso più comune visto la tendenza a mettere meno principio attivo, un ridotta risposta terapeutica. e nel caso degli antibiotici una aumento pericoloso delle resistenze batteriche con maggiori difficoltà a trattare le infezioni (ed un aumento di mortalità).
    La possibilità del farmacista poi di cambiare la scatola (in base alla conevenienza economica, leggasi maggiori sconti) ha fatto si che alcune persone, specie anziani, assumessero lo stesso farmaco, prodotto da ditte diverse e con scatole diverse, con grave rischio di intossicazioni. Spero di avere chiarito in maniera sintetica ciò che accade in italia.
    Sono allo studio misure per ridurre la scontistica applicata ai farmacisti dai venditori, e nuove misure per rendere più difficoltoso e serio la registrazione di un farmaco generico in italia, onde evitare appunto l’osceno mercato che si è visto fino ad oggi.
    Purtroppo l’italica politica del furbo ha trasformato l’ennesima buona opportunità in una ennesima presa per i fondelli della popolazione

  3. x Sergio….e anche per Tiziano:
    Fai attenzione Sergio perchè hai fatto alcuni errori dovuti alla poca conoscenza. La biodisponibilità di un farmaco è il parametro farmacocinetico che indica la frazione della dose del farmaco che raggiunge il circolo sistemico dopo somministrazione per una qualsiasi via di somministrazione (orale, intramuscolare etc…), rispetto alla somministrazione endovenosa di una stessa dose di farmaco.
    Ora tu dici che la biodisponibilità nel generico è inferiore…è di grazia potrei sapere perchè è inferiore visto che la molecola è praticamente la stessa?
    Se mi parli di tot quantità di farmaco nel griffato e di una quantità inferiore nel generico allora hai ragione la biodisponibilità è minore…ma stessa molecola e stessa quantità di farmaco la disponibilità sarà la stessa e questo per la legge di 2+2=4.
    Nella messa in commercio è fondamentale la bioequivalenza del farmaco. E ora facciamo ripetizioni…dicesi bioequivalenza quelle formulazioni farmaceutiche che somministrate alla stessa dose non differiscono in modo significativo per quanto riguarda entità e velocità di assorbimento.
    Il farmaco equivalente è la “copia” di una specialità medicinale registrata, quindi deve avere lo stesso principio attivo, presente alla medesima dose, la stessa forma farmaceutica, la stessa via di somministrazione e le stesse indicazioni terapeutiche.
    Gli studi di bioequivalenza, pertando, tendono a verificare se due prodotti possono essere definiti equivalenti terapeutici e a convalidare il prodotto generico dal punto di vista della sua efficacia terapeutica e sicurezza fino a definirlo intercambiabile con il prodotto consolidato o con un altro generico. L’azienda che richiede l’autorizzazione all’immissione in commercio del farmaco generico deve presentare la documentazione sperimentale di uno studio di bioequivalenza del farmaco generico rispetto al prodotto di riferimento.
    Non ci si inventa produttori di un farmaco da un giorno all’altro e in ogni caso molte case farmaceutiche come ad esempio la Ratiopharm produttrice di farmaci griffati e anche produttrice di farmaci generici.

    Tiziano non metto in dubbio che l’eccipiente deve essere purificato ma è una sostanza innocua che non ha nessuna azione farmacologica quindi totalmente irrilevante alla fine dell’effetto del principio attivo. Non ha senso fare l’esempio di allergia al lattosio in quanto l’allergia si svilupperà sia se la quantità è maggiore sia se minore, sia nel griffato sia nel generico.

  4. Domando oltre al paziente chi ci guadagna di piu’ ? se sulla ricetta non vi e scritto il generico .
    Vorrei una risposta grazie.

  5. Credo che chi non conosce l’argomento debba solo stare zitto!
    Inutile fare la sapientona su aziende (di generici e non) solo per sentito dire, senza sapere minimamente dei giochi sporchi che conducono le aziende di generici.
    Ora secondo te un farmacista al quale “regalano” merce x l’80 % del suo valore ( cioè il farmacista su 100 pezzi ne paga solo 20) cosa tenderà a vendere al paziente? (visto che poi i restanti 80 gli vengono rimborsati comunque dallo stato)
    Come direbbe Totò…. E IO PAGO!!!
    Per quanto riguarda la documentazione sugli studi di bioequivalenza vatti a leggere (da fonti indipendenti e obiettive) dei vari percorsi facilitati ai genericisti x l’emissione in commercio deiloro prodotti…

  6. Andrea troppo facile
    venire qui è dire “un farmacista al quale “regalano” merce x l’80 % del suo valore ( cioè il farmacista su 100 pezzi ne paga solo 20) cosa tenderà a vendere al paziente?”

    Portami la fonte di quello che tu stai dicendo.

    E per quanto riguarda i percorsi facilitati ai genericisti ho ben specificato che ci sono aziende e aziende. Ci sono aziende sorte dall’oggi al domani a cui non è il caso di affidarsi ma ci sono aziende che sono sul mercato da tempo immemorabile e che producono sia generici che griffati e ti assicuro che non hanno bisogno affatto di percorsi facilitati.

  7. parola di un farmacista laureato con 110 in 5 anni(il sottoscritto):i generici SONO uguali alle specialità.Salvo casi di frode,il principio attivo è lo stesso e nelle stesse quantità,riportate anche sulla confezione(non è vero il discorso del +o- 20%). Gli eccipienti possono cambiare,ma comunque sono sostanze che non hanno effetti farmacologici sull’organismo e in genere vengono sostituiti da altri eccepienti che hanno funzioni analoghe(per esempio 2 antiaderenti,2 opacizzanti, 2 edulcoranti ecc).il risultato del farmaco è comunque lo stesso,ed è garantito da studi di bioequivalenza,che assicurano una biodisponibilità se non perfettamente uguale,variabile ma entro dei range trascurabili.vorrei ricordare che la biodisponibilità perfettamente uguale non esiste,lo stesso farmaco può essere assorbito in maniera leggermente diversa in 2 o più individui o anche nello STESSO INDIVIDUO(a seconda di numerose variabili).c’è inoltre da considerare un eventuale effetto placebo sulle specialità che può non esserci sui generici e quindi un’impressione che le specialità funzionino meglio.

    inoltre i farmacisti consigliano il generico xkè sono OBBLIGATI a farlo e x far risparmiare il cliente.gli sconti sui generici del 70-80% NON CI SONO PIU’!!!prima era così,ora la legge ha imposto tetti massimi di sconto assai simili a quelli fatti sulle specialità,quindi il farmacista non ci guadagna d+ coi generici come qualcuno diceva…

    cmq se volete risposte concrete vi consiglio anzichè parlare per sentito dire,di consultare testi di farmacologia e tecnica farmaceutica e informarsi personalmente sulla bioequivalenza.

  8. io uso da anni il tenoretic cioe il generico per la pressione atenolo clortalidone eg. i principi attivi esistono per i medici vale piu il tenoretic dicono che contiene principi diuretici in maggior quantita la farmacia e diventata un mercato vendono i medicinali come fossero caramelle diverso in trentino etcc. dove prima di darti un medicinale sono molto attenti seri e scrupolosi e soprattutto non palancai

  9. come già detto,basta leggere sulle confezioni dei medicinali per sapere il dosaggio…i generici del tenoretic hanno OVVIAMENTE stessi principi attivi e dosaggi, altrimenti non sarebbero neanche legali,perchè per essere commercializzati come generici devono avere numerosi requisiti, tra cui in primis, stessi principi attivi e stessi dosaggi.Salvo casi di frode,anche i dosaggi sono gli stessi.chiunque abbia detto il contrario o è molto male informato o è in mala fede.

  10. Carissimi, i generici sono in genere equivalenti al medicinale di marca nel senso che contengono lo stesso principio attivo. Gli eccipienti invece devono essere diversi, altrimenti si traterebbe di una copia. E’ vero che per definizione gli eccipienti devono essere inerti, ma in realta’ non lo sono. Cio’ ha dei risvolti molto importanti, perche’ possono essere utilizzati per formulare preparazioni in cui si puo’ modulare il rilascio del farmaco ed anche aumentarne la biodisponibilita’. Quindi non e’ vero che la biodisponibilita’ non e’ modificata dagli eccipienti. Anzi ad essere piu’ precisi puo’ anche essere modificata da quello che il paziente mangia o beve. Se avete accesso alla letteratura ci sono innumorevoli articoli che dimostrano cio’ (es. http://www.sciencedirect.com). Percio’ per quanto riguarda i generici, e’ solo il caso di provare: alcuni pazienti troveranno che non fa differenza ed ad altri non otterranno l’effetto sperato. Questo anche perche’ nel formulare un medicinale si tende ad usare un ideale di paziente, ma gli esseri umani sono tutti diversi.

  11. “Farmacocinetica”(il viaggio del farmaco nel corpo umano) e”farmacodinamica” (l’azione del farmaco)non sono delle fole ma principi scientifici seri,per cui se i principi attivi cambiano,saranno diversi anche questi due parametri:infatti la legge che autorizzò il commercio dei generici ammette una discrepanza di azione del 20-25% (in più o in meno),il che è davvero tanto per moltissimi farmaci(cardiologici,neurologici etc).C’è da chiarire poi sul concetto di “bioequivalenza”: significa che,rispetto al prodotto di riferimento, il farmaco che si testa raggiunge il sito d’azione nello stesso tempo e nella stessa quantità.La legge stessa è equivoca perchè mentre si appella alla “bioequivalenza” accetta cospicui margini di discrepanza.

  12. Premetto che non sono farmacista e sto cercando info da esterna. Ho chiesto ad amici farmacisti, però, e quello che mi hanno detto coincide con il commento di “farmacista”.
    Ho cercato di informarmi da me su cosa sia la bioequivalenza e in effetti, da quanto ho potuto capire, significa – come scrive Francesco – “che,rispetto al prodotto di riferimento, il farmaco che si testa raggiunge il sito d’azione nello stesso tempo e nella stessa quantità” ma sul dubbio di coerenza della legge a questo principio, forse ci risponde questo articolo:
    “Le prove necessarie per la dimostrazione della bioequivalenza comprendono i test di farmacocinetica, che valutano il comportamento del farmaco una volta entrato nell’organismo, ne misurano cioè la biodisponibilità. Questi test, eseguiti sull’uomo, sono effettuati nel rispetto di una serie di precise regole, le Norme di Buona Pratica di Laboratorio: queste specificano anche che i risultati devono essere compresi in un intervallo di confidenza del 90%. Ciò significa che i limiti di accettabilità dei dati sono fissati, al massimo, su valori di +/- 10% rispetto al valore medio.” (copiaincollato da un portale sui generici, equivalente.it -> Come si diventa equivalenti. Ma ci sono un po’ di altre info, spero non interessate!).

    Però, perché tutta questa diffidenza? E’ la tipica diffidenza italiana nei confronti di ciò che sembra tutto liscio (della serie: Troppo bello! Ci deve essere la fregatura!) o è semplicemente scarsa informazione?

    Grazie!
    Vale.

  13. avrei una domanda da fare! ma dove guadagna alla fine il servizio sanitario sul generico rispetto all’originale?? il prezzo in piu che c’e’ sull’originale non lo paga il cittadino?? ed allora cosa importa al ssn???grazie

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