giovedì 17 maggio 2012, ore 17:32 Facebook | Twitter | Rss

Le ultime notizie, i primi commenti.

Il no alla class action: esemplare il caso Acea

Di lubrano • 10 gen, 2009 • Categoria: Consumi

All’incirca una settimana fa ho citato qui la sentenza 335/08 della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma in virtù della quale bisogna pagare la tariffa della depurazione, inclusa nella bolletta dell’acqua, anche se il depuratore non c’è, nel senso che non è stato mai costruito. E concludevo dicendo che se ne può [...]



depurazione acque

depurazione acque

All’incirca una settimana fa ho citato qui la sentenza 335/08 della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma in virtù della quale bisogna pagare la tariffa della depurazione, inclusa nella bolletta dell’acqua, anche se il depuratore non c’è, nel senso che non è stato mai costruito. E concludevo dicendo che se ne può chiedere il rimborso.
Ed ecco che scoppia una grana significativa: quindicimila romani che abitano nella zona nord della Capitale(La Storta,Isola Farnese, Cerquetta) e che aspettano da tempo la costruzione del depuratore dell’acqua previsto a Isola Farnese, possono chiedere ora all’Acea, ossia la società che gestisce il servizio idrico, la restituzione delle somme versate negli ultimi cinque anni, ossia 150 euro l’anno che moltiplicato per quindicimila fa dieci milioni di euro.

All’Acea - è comprensibile - sono preoccupati, la somma è spaventosa. Tuttavia proviamo a chiederci: è pur vero che la legge Galli(1994), forse male interpretata, ha autorizzato il prelievo della tariffa di depurazione ma questi soldi destinati alla costruzione del depuratore dovrebbero essere depositati da qualche parte. Visto che il depuratore di Isola Farnese non esiste , chi vieta di restituirli agli utenti? Se non ci sono più, l’Acea ci dirà come sono stati utilizzati?
Poniamo che questi interrogativi non trovino risposta. Se la legge sull’azione risarcitoria collettiva fosse entrata in vigore il I° gennaio scorso, come il ministro Scajola aveva promesso nel luglio del 2008, oggi l’Acea sarebbe costretta a rispondere in tribunale.
Voglio dire: salvo che la società non si decida per l’immediato rimborso, il caso dell’Acea diventa esemplare per dimostrare come la class action sia a dir poco mal vista dalle aziende pubbliche e privati e in generale dalla Confindustria. E perché il governo tende a procrastinarne (all’infinito?) l’entrata in vigore.

Condividi: Digg del.icio.us Facebook Google OKnotizie Technorati




Articoli correlati

  • No Related Post



I commenti sono chiusi.



Published by Communicagroup