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Giacomo Russo: parliamo di scuola

Di luca ajroldi • 01 set, 2010 • Categoria: L'intervista


“Come mai dopo tre anni di scioperi finora in questo nostro Paese non si riesce ancora a parlare di scuola?”. Esordisce così Giacomo Russo, giovane docente precario siciliano che ha fatto una scelta estrema per riportare all’ordine del giorno proprio il tema della riforma scolastica: uno sciopero della fame di fronte a Montecitorio. Ed è qui che lo incontriamo con Caterina Altamore, altra insegnate precaria della scuola, che insieme a Russo usa questa forma estrema di protesta.

Senta Russo, ma non crede che qualcuno la possa accusare di aver scelto lo sciopero della fame davanti alla camera dei Deputati qui a Roma solo per una forma di protagonismo?

Sono ben consapevole che il mio gesto avrebbe attirato le attenzioni di tv e giornali, ma il fatto non mi scandalizza affatto. Magari mi accusassero di protagonismo, sarebbe comunque un modo per attirare l’attenzione sul tema a me caro: la scuola. Perché in realtà il vero scandalo è che da tre anni nonostante scioperi e manifestazioni, i problemi della scuola sono completamente scomparsi dal dibattito pubblico.

Ma serviva davvero un gesto così estremo per richiamare l’attenzione?

Cominciamo col dire che non ho assolutamente intenzione di suicidarmi, anzi considero la vita una cosa molto preziosa. Ed è per questo che sono convinto che quello che sto facendo sia semplicemente una “minchiata”, come si dice dalle mie parti. Eppure nell’Italia di oggi, sembra proprio che per cercare di riaprire il dibattito su temi fondamentali, come appunto la scuola, sia purtroppo necessario ricorrere a delle “minchiate”.

Quale obiettivo vi siete dati lei e la Altamore, mettendo in atto lo sciopero della fame?

La nostra richiesta, che poi mi rendo conto essere una provocazione, è di incontrare in un dibattito pubblico il ministro dell’Istruzione Gemini, per contestarle punto per punto la sua riforma scolastica. Una riforma che poi in realtà non è sua. Lei è la semplice e purtroppo consapevole comparsa che ha messo la faccia ad un programma selvaggio di tagli orchestrato dai tecnici del ministero dell’Economia guidati da Giulio Tremonti, il cui unico obiettivo è quello di risparmiare qualcosa come 8 miliardi di euro.
(A questo punto il colloquio si interrompe brevemente per l’arrivo di una telefonata di qualcuno che chiede conto a Giacomo Russo delle sue condizioni fisiche, visto che ieri, per poco tempo, è stato ricoverato in ospedale in seguito a un principio di disidratazione. “Sto bene, sono pronto a fare anche una maratona” risponde in modo scherzoso Russo. Che poi aggiunge: “Sai qui passano anche pezzi grossi a salutarmi”.)

Russo, secondo lei, perché due cittadini, due insegnanti, devono scendere in trincea in prima persona per chiedere ad un intero Paese di riprendere in mano la discussione di un tema importante come la scuola?

La ragione è semplice: perché in questo momento in Italia manca un soggetto capace davvero di raccogliere le istanze sociali. I partiti parlano di tutto tranne che della realtà e le classi dirigenti, in generale, andrebbero tutte azzerate per manifesta incompetenza. Anche sul fronte sindacale il cedimento è evidente: solo la Cgil è stata capace finora di stare a fianco dei precari, mentre realtà importanti come la Cisl, non ho timore di essere smentito, si sono messe supine di fronte alle richieste del ministro Gelmini.
A proposito di lotte sindacali, come risponderebbe a chi accusa voi insegnanti precari di fare una battaglia per difendere il posto di lavoro, o peggio, di difendere una casta?
Come avrà notato finora non ho mai parlato dei problemi dei miei colleghi precari, ma ho fatto riferimento in generale ai problemi della scuola. Io non faccio una lotta per difendere il mio posto di lavoro, ma per riportare il tema dell’istruzione al centro dell’attenzione. Quanti sanno davvero quali sono i termini della nuova riforma della scuola? Secondo me davvero in pochi, troppo pochi. Ecco perché, posto che il ministro Gemini di sicuro non accetterà di incontrarci, visto che d’altronde non saprebbe neanche come risponderci. Quello a cui puntiamo in seconda battuta è la costituzione di un’assemblea nazionale dei precari che metta a punto una piattaforma unitaria e che porti ad una manifestazione nazionale per chiedere perlomeno una ridiscussione della riforma e magari un suo azzeramento.

Intanto però la scuola sta per iniziare.

Esatto, e chissà se i tanti genitori che manderanno a scuola i propri figli sanno ad esempio che gran parte degli edifici scolastici non sono a norma da un punto di vista della sicurezza. Sono queste le cose di cui vorrei si tornasse a parlare ed è per questo che continuerò il mio sciopero della fame.


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