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Lo strappo

Di luca ajroldi • 06 set, 2010 • Categoria: Accade oggi


Arcore sembra il quartier generale delle truppe dopo una sconfitta. Centralini intasati. Via vai di auto blù. Invio di comunicazioni ai comandanti sul campo. Convocato il comandate Bossi per questa sera. Se il gran ciambellano Gianni Letta non sarà riuscito a calmare l’ira del sultano, sarà la guerra. Ovvero andremo a votare. Di nuovo.
Ecco come la vede Francesco Bei su la Repubblica

Raccontano che Berlusconi, non sia nemmeno arrivato alla fine del comizio, spegnendo il televisore “nauseato” per gli attacchi continui del presidente della Camera. “Sembra che abbia passato gli ultimi 15 anni su Marte, sembrava di ascoltare Di Pietro. Ma si sbaglia se pensa che io stia qui a farmi ricattare da lui”. Il discorso del presidente della Camera viene sezionato parola per parola con tutti quelli che intasano il centralino di Arcore. Con alcuni ministri si lamenta per il “populismo d’attacco” di Fini, ad altri confida con sarcasmo la sua “delusione” per non aver ascoltato una parola chiara sulla vicenda della casa di Montecarlo: “Ho sentito troppe parole tranne quella che tutti volevano sentire: la verità”. Insomma, il premier era scatenato. Tanto da essere tornato ad accarezzare la vecchia idea di costringere Fini alle dimissioni da presidente della Camera, facendo partire subito una raffica di interrogazioni parlamentari sulla vicenda delle società off-shore. Ma sono sfoghi che, in fondo, nascono dalla frustrazione di non avere in mano alcun’arma letale per liberarsi del suo avversario.

Una delle ipotesi sul tavolo è quella dell’harakiri della maggioranza in Parlamento. Visto che i finiani hanno già chiarito che voteranno qualsiasi documento su cui verrà posta la fiducia, saranno i leghisti ad astenersi togliendo Berlusconi d’impaccio. E il premier salirà al Colle chiedendo il voto. Oltretutto Giulio Tremonti ha già chiarito (da ultimo nell’intervista a Repubblica due giorni fa) che non è necessaria una manovra aggiuntiva di finanza pubblica, togliendo così un argomento a chi si oppone al voto anticipato.

Sempre che Giulio Tremonti l’abbia detta giusta, visto che fino ad un mese fa sembrava quasi certo un ulteriore aggiustamento dei conti, qualche altra sforbiciatina, per così dire. Che oggi invece tutto vada bene, che non ci siano problemi di finanza per un paese con il debito pubblico che ci impiomba le ali e con una situazione occupazionale terribile, con un giovane su quattro senza occupazione, con la ‘ndrangheta che imperversa e infiltra il nord benestante, sembra dura da ingoiare. Anche se le batterie dei giornali e telegiornali di regime sono pronte a spararci le solite ovvietà.
Insomma, secondo voi, questo paese ha veramente bisogno di andare a votare per la terza volta in tre anni ? Non sarebbe meglio se imparassero a governare senza pensare ad altro ? Combattere la criminalità non è di destra ne di sinistra. Idem la tutela del territorio, la sicurezza degli edifici scolastici, l’occupazione, il diritto allo studio. Mi sembra che ci siano un mare di priorità che hanno la precedenza sulle elezioni anticipate.


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