Somalia: si è dimesso il primo ministro Sharmarke
Di Agostino Loffredi • 21 set, 2010 • Categoria: Mondo
Il primo ministro somalo Omar Abdirashid Ali Sharmarke alla fine ha ceduto. Si è dimesso, spiega, “per l’interesse nazionale”. Da tempo Sharmarke è ai ferri corti con il presidente della Somalia Sheikh Sharif Ahmed. La lotta per il potere tra i due stava pesantemente condizionando la capacità del governo di far fronte alla crescente minaccia del gruppo islamico al-Shabab che ormai controlla ampi territori nella parte meridionale e centrale della Somalia. Le pressioni su Sharmarke duravano da mesi, già in maggio il parlamento ne aveva chiesto le dimissioni ma il primo ministro respinse la richiesta giudicandola incostituzionale. Le divergenze con il presidente intanto hanno reso incerta l’azione politica permettendo alle milizie al-Shabab di giungere sino all’assalto della capitale Mogadiscio dove hanno conquistato diversi quartieri. I due, Sharmarke e Ahmed, erano in disaccordo su un nuovo progetto di costituzione. Ai giornalisti Sharmarke, come riportato dalla BBC, ha detto:”Dopo aver visto che gli sconvolgimenti politici tra me e il presidente hanno reso vulnerabile la nostra sicurezza, ho deciso di dimettersi per salvare la nazione e dare una possibilità ad altri”. Il presidente Ahmed lo ha ringraziato per la sua “decisione coraggiosa”. É improbabile che nella lotta sul campo contro al-Shabab le cose cambino in maniera decisiva ma di certo è un duro colpo per i ribelli che preferivano ovviamente una situazione politica in contunuo sconvolgimento. Ora il potere politico del presidente Ahmed si è rafforzato. La Somalia è stata devastata da conflitti sin da quando il presidente Siad Barre fu deposto nel 1991. Ultimamente però i ribelli hanno intensificato le loro azioni evidenziando tutti i limiti dell’azione l’African Union Mission in Somalia (Amisom). Una completa e interessante analisi dei motivi per cui la missione Amisom sta fallendo ce la fornisce Matteo Guglielmo sulla rivista di geopolitica Limes. Di seguito ne riportiamo un breve estratto
Il mandato di Amisom ha sempre rappresentato una delle tante lacune della missione. Le forze dell’Unione Africana avevano nell’ordine il compito di: supportare le Istituzioni Federali di Transizione, facilitare il flusso degli aiuti umanitari e creare le condizioni necessarie per una stabilità a lungo termine. La cosa interessante, e anche la più drammatica però, restava la totale ambiguità del mandato, che non includeva ad esempio la protezione dei civili, cosa che avrebbe in futuro compromesso il rapporto con la popolazione. A ritardare il dispiegamento di un numero sufficiente di uomini furono essenzialmente due fattori. Il primo, e forse il più importante, era l’indisponibilità dei paesi del continente a inviare truppe in Somalia, Paese giudicato troppo a rischio anche per il ben addestrato esercito sudafricano, che però ufficialmente aveva giustificato il rifiuto perché impegnato in altre due missioni: la Monuc (UN Mission in Democratic Republic of Congo) e l’Amis (African Mission in Sudan).



