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	<title>ilJournal.it &#187; Internet</title>
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	<description>Il Quotidiano online con notizie, inchieste, opinioni senza compromessi</description>
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		<title>Bye bye superpiattaforma digitale pirata</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 15:44:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>teresa manuzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[btjunkie]]></category>
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		<description><![CDATA[BtJunkie si ritira. Dopo 7 anni di attività, il popolare motore annuncia la chiusura. Spodestato da nuovi siti di streaming. E' la fine del file sharing?
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-307039" href="http://www.iljournal.it/2012/bye-bye-superpiattaforma-digitale-pirata/307032 /btjunkie"><img class="alignleft size-medium wp-image-307039" title="btjunkie" src="http://www.iljournal.it/wp-content/uploads/2012/02/btjunkie-300x200.jpg" alt="" width="240" height="160" /></a><strong>Sulla home page di btjunkie come un epitaffio</strong> c&#8217;è scritto: &#8220;Amici questa è la fine. La decisione non è stata facile, ma abbiamo deciso di chiudere spontaneamente il sito. Per anni abbiamo lottato per il diritto a comunicare ma è giunto il tempo di andare avanti. è stata un&#8217;esperienza di vita, via auguriamo tutto il meglio!&#8221;.</p>
<p><strong>Così uno dei più famosi siti di file sharing</strong>, che usava il protocollo Bit Torrent per la distribuzione, ha deciso di salutare gli utenti di sua sponte prima che la mannaia americana cominciasse a fare delle &#8220;vittime&#8221;, o dei carcerati, anche a casa sua.</p>
<p><strong>Perchè stanno chiudendo tanti siti di filesharing?</strong><br />
La decisione di chiudere baracca e burattini deriva dal pugno di ferro delle autorità americane che in questi giorni hanno costretto altri siti di file sharing come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Megaupload">Megaupload.com</a> e <a href="http://piratebayitalia.com/">Pirate Bay</a> a chiudere. Ma non è finita qui i fondatori di questi siti che permettevano di scaricare illegalmente file di ogni tipo sono starai anche arrestati e condannati a pagare multe pesanti per più di 5 milioni di dollari.</p>
<p>Non sono io che devo decretare se sia giusto o meno <a href="http://www.iljournal.it/2012/la-pirateria-non-e-un-diritto-garantito/306983">scaricare gratuitamente materiale</a> bypassando diritti d&#8217;autore &amp; co piuttosto che garantire a tutti il diritto alla conoscenza e al sapere. Però è condivisibile quello che tempo fa disse o scrisse Michele Salvemini, alias Caparezza, il concetto era più o meno questo: se è giusto che la musica deve essere gratuita allora dovrebbero fornire gratis anche chitarre, batteria e amplificazione.</p>
<p>Bisogna però prendere coscienza del fatto che il modo di fruire la musica e non solo sta cambiando e l&#8217;industria discografica invece di puntare il dito e frignare dovrebbe anche cercare di sfruttare le nuove tecnologie e <a href="http://www.iljournal.it/2011/la-pirateria-aiuta-le-case-musicali-dice-un-giudice/276997">mettere a frutto le peculiarità di oggi</a>.</p>
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		<item>
		<title>La pirateria non è un diritto garantito</title>
		<link>http://www.iljournal.it/2012/la-pirateria-non-e-un-diritto-garantito/306983</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:23:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca ajroldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto il gran parlare che si fa sulla libertà in Internet, spesso viene confuso con la libertà di scaricare, vedere, tuto gratis. Non è così. Matteo Bordone spiega il suo, condivisibile, punto di vista.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><div style="display: block;height: 75px;overflow: hidden;text-align: center;clear: both;"><!--  ADVERTISEMENT TAG 468 x 60, DO NOT MODIFY THIS CODE -->
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</script></div></p><p><img class="alignleft size-full wp-image-306988" title="matteo bordone" src="http://www.iljournal.it/wp-content/uploads/2012/02/2785435809_1e92574799.jpeg" alt="" width="350" height="234" />Ma la pirateria online è un diritto ? Sicuramente no. Anzi, molto semplicemente è un furto. E chi si lamenta e piagnucola di non poterlo più fare è rimasto fuori dal tempo. E&#8217; rimasto, come dice Matteo Bordone, giornalista e conduttore televisivo, all&#8217;epoca in cui l&#8217;autostrada non aveva limiti di velocità. Quel periodo è finito. Nel suo articolo su Wired, Bordone sostiene, a ragione, che scaricare musica, film e telefilm piratati, non è un diritto garantito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.</p>
<blockquote><p>Da qualche anno a questa parte (da diversi anni, a dire la verità) io e altri milioni di persone nel mondo rubiamo roba in rete. Si tratta di furto perché chi ha prodotto quella roba ha pagato degli stipendi, dei fornitori, ha anche solo messo in opera la propria creatività e le proprie capacità per realizzare quello che noi otteniamo senza spendere una lira. Certo, spendo per la connessione, per il computer, per gli hard disk, per gli attrezzini che attacco al televisore per vedere meglio quello che scarico. Ma per i film, per le serie, per i dischi, a volte anche per i programmi non pago nulla. Costano, ma io me ne frego: ho trovato un modo per non pagarli, e lo sfrutto.<br />
Ora, è evidente che la differenza tra il possesso di una sedia e il possesso di dati digitali è notevole, chiara a tutti e nello stesso tempo di difficile definizione. Questo non toglie che qualsiasi cosa sia sul mercato ha un costo, e chi non corrisponde a chi vende quella cifra, o è sposato con la venditrice, oppure è un ladro. Fosse anche una cosa impalpabile come l’amore, assurda come la cartomanzia, si dovrebbe comunque pagare. Perché se non sei disposto a pagare, sei disposto a fare a meno, e il diritto inalienabile a vedere Lost gratis non è garantito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.</p></blockquote>
<p><a href="http://blog.wired.it/ifiona/2012/02/08/continuate-a-rubare-continuate-a-lamentarvi-o-se-preferite-siate-ladri-siate-stronzi-ovvero-perche-lo-scaricamento-non-e-un-diritto-manco-per-sogno.html">Continua a leggere</a></p>
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		<item>
		<title>Volunia: il motore di ricerca &#8220;Made in Italy&#8221;</title>
		<link>http://www.iljournal.it/2012/volunia-il-motore-di-ricerca-made-in-italy/306275</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 07:52:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>teresa manuzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Marchiori]]></category>
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		<category><![CDATA[Padova]]></category>
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		<description><![CDATA[Volunia è il motore di ricerca “Made in Italy” che oggi è stato presentato dall’Università di Padova da uno dei creatori del famelico “algoritmo di google”, il professor Massimo Marchiori. Volumia è un po’ motore di ricerca un po’ social network e infatti il motto proposto è:“seek and meet” ovvero “cerca e incontra”, dunque oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-306288" href="http://www.iljournal.it/2012/volunia-il-motore-di-ricerca-made-in-italy/306275 /volunia-400x300"><img class="alignleft size-medium wp-image-306288" title="volunia--400x300" src="http://www.iljournal.it/wp-content/uploads/2012/02/volunia-400x300-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Volunia è il motore di ricerca “Made in Italy”</strong> che oggi è stato presentato dall’Università di <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/02/06/news/volunia_ecco_il_motore_social_cos_l_italia_reinventa_google-29430432/?rss">Padova</a> da uno dei creatori del famelico “algoritmo di google”, il professor Massimo Marchiori.</p>
<p><a href="http://launch.volunia.com/">Volumia</a> è un po’ motore di ricerca un po’ social network e infatti il motto proposto è:“seek and meet” ovvero “cerca e incontra”, dunque oltre all’<a href="http://www.techeconomy.it/2012/02/06/di-volunia-scienziati-e-sistemi-che-mancano/">inidicizzazione dei risultati</a> Volunia, grazie al &#8220;Search engine”, fornirà all’utente un&#8217; anteprima dei contenuti delle pagine indicizzate, prima ancora di cliccare sul risultato ottenuto.</p>
<p>Così se i contenuti non rispondono esattamente a quello che si stava cercando si potrà evitare di far caricare la pagina.Questa novità non piacerà a molti proprietari di siti che per i clik lavorano e per i clik scrivono.</p>
<p>La parte “meet” invece permetterà di tenere sotto controllo e osservare chi cerca cosa, quali contenuti vengono visitati in quel momento dagli altri utenti di Volunia ecc.  Una sorta di google plus  interattivo che oggi ci mostra se un nostro contatto ha cliccato su +1. I risultati della panoramica che verranno forniti saranno in tempo reale.</p>
<p>Mentre le novità della parte “seek” attireranno le ire dei possessori dei siti, la parte “meet” sicuramente non sarà ben vista dagli utenti che desiderano navigare senza che le loro ricerche siano visibili pubblicamente. Naturalmente queste opzioni potranno essere attivate o disattivate a piacere dell’utente, ma Volunia senza queste opzioni sarà solo il fratello minore di <a href="http://daily.wired.it/news/internet/2012/02/06/lancio-volunia-motore-ricerca-15121.html?utm_source=twitter&amp;utm_medium=marketing&amp;utm_content=internet">Goolge, bing &amp; co</a>.</p>
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		<title>Ray Willams Johnson: il comico più famoso di Youtube</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 16:35:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>teresa manuzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ray William Johnson è un comico milionario, ma non è mai apparso in televisione e ha iniziato per gioco (dice) a postare video su YouTube. Il suo canale su Youtube parla chiaro: conta  più di 1571871340 visite.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-305034" href="http://www.iljournal.it/2012/ray-willams-johnson-il-comico-piu-famoso-di-youtube/304996 /5745_680c"><img class="alignleft size-medium wp-image-305034" title="5745_680c" src="http://www.iljournal.it/wp-content/uploads/2012/02/5745_680c-300x167.png" alt="" width="300" height="167" /></a><strong>Ray Willams Johnson</strong> è spigliato, simpatico, osservatore caustico, ironico, famoso e benestante e il tutto grazie a YouTube. Il ragazzo, che ha cominciato quasi per caso ad esibirsi dinnanzi alla telecamera, vanta il <a href="http://www.youtube.com/user/RayWilliamJohnson?feature=watch">canale youtube con più sottoscrizioni </a>nel gennaio 2012. I suoi video sono virali, veloci, con freddure e battute inerenti al mondo di internet, e con continui riferimenti ai video più visti sulla rete. Infatti in ogni &#8220;puntata&#8221; del suo &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ray_William_Johnson">=3</a>&#8221; analizza critica e prende in giro 3 filmati che sono riusciti a catalizzare tante visite in poco tempo.</p>
<p><strong>E pensare che studiava storia</strong> alla <a href="http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2012/02/03/news/ray_johnson-29239486/?ref=HREC2-96">Columbia University</a> con un curriculum universitario davvero niente male. Ray Willams Johnson è comunque il simbolo non solo degli Stati Uniti e dell&#8217;uomo che si è&#8221; fatto da solo!, ma soprattutto della rete. Se sei bravo, se sei capace e ha spirito di autopromozione puoi diventare famoso grazie a Youtube, senza case di produzione o manager alle spalle e bypassando le tappe del circuito mediatico. Non servono più tv, radio e giornali che parlino di te, se sei bravo, se agli utenti interessa quello che dici il “passaparola” su internet conta più di qualsiasi altra cosa.</p>
<p><object width="560" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ic_ZNHtcmm4?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/v/ic_ZNHtcmm4?version=3&amp;hl=it_IT" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p><strong>La rete da la possibilità a tutti di mettersi alla prova</strong> e se sei bravo puoi anche aspirare a diventare <a href="http://www.iljournal.it/2011/il-nuovo-youtube-e-social/288589">YouTube&#8217;s Partner</a> ovvero una specie di dipendente della più grande piattaforma video del mondo. Tra clik, pubblicità e visite il comico americano arriva a racimolare, con alcuni video, anche più di 100mila dollari.</p>
<p>Ogni martedì e venerdì questa nuova stella della comicità statunitense posta nuovi contenuti su <a href="http://www.iljournal.it/2011/youtube-duello-al-miglior-video/292127">YouTube</a> e i suoi fan fanno il resto. Pensate che il suo progetto iniziale era mettere su in sito di appuntamenti con degli amici.</p>
<p>La storia di Ray Willams Johnson assomiglia un po&#8217; a quella del nostrano &#8220;<a href="http://www.youtube.com/user/willwoosh">willwoosh</a>&#8220;, il 24 enne <strong>Guglielmo Scilla</strong>, un po&#8217; attore un po&#8217; comico un po&#8217; comunicatore, che dopo la popolarità in rete ha anche lavorato per Radio DeeJay e ora ha anche scritto un libro edito da <a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/2000000002217/10_regole_per_fare_innamorare_Copie_autografate/Scilla_Guglielmo.html?prkw=10+regole&amp;srch=0&amp;Cerca.x=0&amp;Cerca.y=0&amp;cat1&amp;prm">Feltrinelli</a></p>
<p><object width="560" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/yTNmFyyZ9mg?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/v/yTNmFyyZ9mg?version=3&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Twitter cambia la politica</title>
		<link>http://www.iljournal.it/2012/twitter-cambia-la-politica/304978</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 14:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucandrea massaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[partiti]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[La comunicazione istantanea azzera la distanza tra base e vertici politico-istituzionali. Cambia il modo di fare politica?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-304979" href="http://www.iljournal.it/2012/twitter-cambia-la-politica/304978 /alfano-3"><img class="alignleft size-full wp-image-304979" title="alfano" src="http://www.iljournal.it/wp-content/uploads/2012/02/alfano.jpg" alt="" width="485" height="236" /></a>La politica cambia ai tempi di twitter e sempre di più i politici abbandonano la separazione tradizionale tra elettori e potere (e il monopolio di addetti stampa e portavoce) a favore dei social network. Era <a href="http://www.qdrmagazine.it/2011/11/16/36_massaro.aspx">successo </a>durante la crisi che portò Berlusconi alle dimissioni circa due mesi fa, accade sempre di più ora. Prima le indiscrezioni di Bechis e di Ferrara annunciavano le dimissioni del Cavaliere, poi domenica (tra gli ultimi casi eclatanti) è stata la Rete ad annunciare per prima la morte di Scalfaro.</p>
<p>Leader come Alfano, Casini, Vendola e in maniera minore Fini e Rutelli, comunicano col mondo, bruciando anche i cronisti parlamentari più blasonati. Anche i ministri-tecnici non resistono alla <a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2012/02_febbraio/03/cdm_live_e_auto-scoop_su_summit_leader_si_lanciano_su_twitter,33476399.html">tentazione </a>di anticipare, di rendere conto del lavoro svolto. D’altro canto anche importanti direttori di giornali come De Bortoli (Sole 24 ore), Ferruccio De Bortoli (Corriere), Stefano Menichini (Europa), Luca Sofri (Il Post) o giornalisti di fama come Luca Telese o Gianni Riotta o il già citato Franco Bechis, occupano una parte della loro attività di opinionisti tramite Twitter. Non solo opinioni, anche anticipazioni e notizie. Cambia la rete dei rapporti o meglio la rete cambia i rapporti e il modo di raccontare i fatti.</p>
<p>La questione dell’informazione, della sua rapidità ma anche della sua autorevolezza, cambia il modo di comunicare la politica e dunque cambia anche la politica e il modo di fare militanza e campagna elettorale: ma i partiti lo sanno?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quanti utenti ha Google+ in Italia? L&#8217;infografica di fanpage</title>
		<link>http://www.iljournal.it/2012/quanti-utenti-ha-google-in-italia-linfografica-di-fanpage/304555</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 17:21:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[G+]]></category>
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		<category><![CDATA[Ricerca Sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’infografica realizzata da fanpage i numeri di Google+ in Italia ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-304575" href="http://www.iljournal.it/2012/quanti-utenti-ha-google-in-italia-linfografica-di-fanpage/304555 /googleplus-512-black-gloss"><img class="alignleft size-full wp-image-304575" title="GooglePlus  512 Black Gloss" src="http://www.iljournal.it/wp-content/uploads/2012/02/GooglePlus-512-Black-Gloss.jpg" alt="" width="62" height="62" /></a>Inizialmente il social network di Google non accese gli entusiasmi degli internauti italiani, ma da quando l’azienda di Mountain View ha annunciato l’introduzione della <a href="http://tech.fanpage.it/google-contro-tutti-la-ricerca-sociale-scatena-la-rivolta/">Ricerca Sociale</a> la discussione su Google+  ha preso corpo sospinta dal ribollire delle polemiche. Con il sistema di Ricerca Sociale infatti il motore di ricerca Google tenderebbe ad avvantaggiare nelle ricerche i contenuti della piattaforma G+ a discapito degli altri social network.</p>
<p>Partendo da queste considerazioni <em><a href="http://www.fanpage.it/">fanpage</a></em> ha deciso di indagare sul mercato italiano di Google+ e ha riassunto i risultati in questa “comoda” infografica pubblicata ieri nella <a href="http://tech.fanpage.it/google-infografica-sul-mercato-italiano/">sezione tech del sito</a> (clicca sull&#8217;immagine per ingrandirla)<br />
<a rel="attachment wp-att-304574" href="http://www.iljournal.it/2012/quanti-utenti-ha-google-in-italia-linfografica-di-fanpage/304555 /infografica-sull-utilizzo-di-google-in-italia_full"><img class="alignleft size-full wp-image-304574" title="Infografica-sull-utilizzo-di-Google-in-Italia_full" src="http://www.iljournal.it/wp-content/uploads/2012/02/Infografica-sull-utilizzo-di-Google-in-Italia_full.jpg" alt="" width="153" height="1434" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bocciata legge Fava, il web resta libero</title>
		<link>http://www.iljournal.it/2012/lemendamento-fava-non-passa-il-web-resta-libero/304179</link>
		<comments>http://www.iljournal.it/2012/lemendamento-fava-non-passa-il-web-resta-libero/304179#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 07:36:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandra modica</dc:creator>
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		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni fava]]></category>
		<category><![CDATA[Lega nord]]></category>
		<category><![CDATA[legge comunitaria 2011]]></category>
		<category><![CDATA[SOPA]]></category>

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		<description><![CDATA[Con un giorno di ritardo rispetto a quanto previsto, la Camera ha concluso le votazioni sulla Legge comunitaria 2011, sopprimendone l&#8217;articolo 18, diventato famoso come &#8220;bavaglio al web&#8220;. L&#8217;articolo, inserito nella legge dal deputato leghista Giovanni Fava, era già stato denominato da molti &#8220;la Sopa italiana&#8221;, e come questa, alla fine è rimasto bloccato in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-304424" href="http://www.iljournal.it/2012/lemendamento-fava-non-passa-il-web-resta-libero/304179 /attachment/161276567"><img class="alignleft size-full wp-image-304424" title="161276567" src="http://www.iljournal.it/wp-content/uploads/2012/02/161276567.jpg" alt="" width="290" height="164" /></a>Con un giorno di ritardo rispetto a quanto previsto, la Camera ha concluso le votazioni sulla Legge comunitaria 2011, sopprimendone l&#8217;articolo 18, diventato famoso come &#8220;<a href="http://www.iljournal.it/2012/lemendamento-che-censura-internet/301119">bavaglio al web</a>&#8220;.<br />
L&#8217;articolo, inserito nella legge dal deputato leghista <a href="http://www.giannifava.org/">Giovanni Fava</a>, era già stato denominato da molti &#8220;la Sopa italiana&#8221;, e come questa, alla fine è rimasto bloccato in Parlamento.<br />
Ricordiamo che in esso si affermava che &#8220;nella prestazione di un servizio della società dell’informazione consistente nella memorizzazione di informazioni fornite da un destinatario del servizio, il prestatore non è responsabile delle informazioni memorizzate a richiesta di un destinatario del servizio, a condizione che detto prestatore: non sia effettivamente a conoscenza del fatto che l’attività o l’informazione è illecita e, per quanto attiene ad azioni risarcitorie, non sia al corrente di fatti o di circostanze che rendono manifesta l’illiceità dell’attività o dell’informazione; non appena a conoscenza di tali fatti, su comunicazione delle autorità competenti, agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l’accesso&#8221;. In poche parole, se fosse passato, chiunque avrebbe potuto obbligare qualunque piattaforma alla rimozione immediata di contenuti on line, se considerati da egli stesso in qualche modo lesivi o offensivi. Il tutto senza l&#8217;intervento dei giudici.<br />
E&#8217; chiaro che una norma del genere avrebbe limitato in maniera considerevole la libertà di espressione su internet. In particolare, sarebbe stata lesa la libertà di siti giornalistici, blog, social network.<br />
Già qualche giorno fa i rappresentanti dei maggiori partiti, dal Pdl al Pd, dall&#8217;Udc a Fli, all&#8217;Idv ed Api, si erano dichiarati assolutamente contrari a questo articolo. Ed effettivamente l&#8217;emendamento soppressivo dell&#8217;articolo 18 di Fava è passato con 365 voti a favore della sua eliminazione dalla legge comunitaria, 57 contrari e 14 astenuti.</p>
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		<title>Google: geolocalizzazione vuol dire censura?</title>
		<link>http://www.iljournal.it/2012/google-geolocalizzazione-vuol-dire-censura/303989</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 15:33:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>teresa manuzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[geolocalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[utenti]]></category>

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		<description><![CDATA[I risultati ottenuti da una ricerca effettuata con Google potrebbero cambiare a seconda del paese dal quale si è connessi. Le autorità competenri potranno richiedere a Google di bloccare alcuni contenuti on line o reindirizzare gli utenti su altre pagine. A dover usufruire, loro malgrado, del risultato di questo particolare strumento di selezione, che è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-303990" href="http://www.iljournal.it/2012/google-geolocalizzazione-vuol-dire-censura/303989 /censura20google"><img class="alignleft size-medium wp-image-303990" title="censura20google" src="http://www.iljournal.it/wp-content/uploads/2012/02/censura20google-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a>I risultati ottenuti da una ricerca effettuata con Google potrebbero cambiare a seconda del paese dal quale si è connessi.</p>
<p>Le autorità competenri potranno richiedere a Google di bloccare alcuni contenuti on line o reindirizzare gli utenti su altre pagine.</p>
<p>A dover usufruire, loro malgrado, del risultato di questo particolare strumento di selezione, che è poi un vero e proprio strumento di censura, saranno soprattutto i navigatori che accederanno a siti ospitati da Blogspot, la piattaforma blog di Google.</p>
<p>L&#8217;oscuramento dei contenuti e il reindirizzamento utilizza la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Geolocalizzazione">geolocalizzazione </a>ed è uno strumento adottato dal colosso di Montain  View per evitare di manomettere continuamente i contenuti a seconda delle richieste delle autorità locali. A scoprire la nuova &#8220;funzione&#8221; è stato il sito <a href="http://techdows.com/">techdows</a>. Dopo il polverone e l&#8217;indignazione degli utenti <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/social/2012/02/01/news/censura_google_blogger-29135341/">Google ha precisato che</a>:&#8221;La funzione geolocalizzata può essere disattivata in qualunque momento su scelta dell&#8217;utente, che può visualizzare le pagine non geolocalizzate aggiungendo all&#8217;indirizzo la stringa &#8220;/ncr&#8221; (che sta per &#8220;no country redirect&#8221;)&#8221;.</p>
<p>Il motore di ricerca più usato del mondo ha introdotto la funzione di geolocalizzazione da qualche settimana senza però avvisare del tutto gli utenti, per il momento i paesi in cui le nuove ricerche utilizzano questo strumento sono solo, Australia e India, ma a breve anche il resto del mondo connesso sarà geolocalizzato.</p>
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		<title>La “censura” selettiva di Twitter</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 09:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[contenuti]]></category>
		<category><![CDATA[tweet]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Twitter ha annunciato di aver sviluppato un sistema che gli consente di bloccare i tweet degli utenti solo in quei Paesi in cui il contenuto viola le leggi locali, lasciandolo visibile ne resto del mondo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-302186" href="http://www.iljournal.it/2012/la-%e2%80%9ccensura%e2%80%9d-selettiva-di-twitter/302185 /tweetcensored_large_verge_medium_landscape"><img class="alignleft size-full wp-image-302186" title="tweetcensored_large_verge_medium_landscape" src="http://www.iljournal.it/wp-content/uploads/2012/01/tweetcensored_large_verge_medium_landscape.jpg" alt="" width="293" height="138" /></a>Con un post sul proprio blog dal titolo &#8220;Tweets still Must Flow &#8221; (i tweet devono continuare a scorrere), Twitter ha <a href="http://blog.twitter.com/2012/01/tweets-still-must-flow.html">spiegato</a> alla sua comunità di micro blogger come e perché ha deciso di sviluppare un sistema che gli permette di trattenere, e quindi non pubblicare, determinati tweet solo in quei Paesi dove il contenuto espresso viola le leggi, lasciando che resti visibile nel resto del mondo.</p>
<p>Basta però il semplice accostamento della parola “censura” al nome del più popolare servizio di microblogging che ha fondato la sua fortuna proprio sull&#8217;esser stato un valido strumento per la diffusione e circolazione immediata delle notizie anche attraverso quei regimi più restrittivi (basti pensare all&#8217;Iran prima e alla Tunisia, l&#8217;Egitto e la Siria poi) per generare allarmismo. Sulla rete <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/22470/">la discussione</a> se si tratti di censura oppure no è andata avanti per tutta la giornata, tra chi ha sostenuto che rappresenti una limitazione per la libera espressione delle opinioni (si è anche paventato uno sciopero all&#8217;insegna dell&#8217;hashtag  #TwitterCensored) e chi invece ritiene che sia un atto di chiarezza da parte di Twitter sulla gestioni dei contenuti.</p>
<p>Vediamo come funziona partendo da un esempio: un utente di Twitter in Italia pubblica sul proprio profilo un tweet in cui scrive di democrazia e diritti dei monaci tibetani. Due argomenti con ogni probabilità scomodi per la Cina le cui autorità potrebbero chiedere a Twitter di rimuovere il contenuto se ad esempio ottiene un grande successo tra i cinesi provocando. Fino a ieri in questi casi (che ovviamente rappresentano situazioni eccezionali che abbiamo opportunamente semplificato) Twitter non poteva far altro che rimuovere totalmente quel contenuto e non rendendolo più visibile in tutto il mondo per poter rispettare i limiti imposti da paesi come la Cina. Con il nuovo sistema invece il tweet verrà bloccato solo in Cina e al suo posto verrà visualizzato questo <a href="https://support.twitter.com/articles/20169222">messaggio</a>:”Questo Tweet da @NomeDell&#8217;Utente è stato trattenuto in: NomeDelPaese”</p>
<p>Nei casi più gravi in cui per legge Twitter dovesse essere costretta a bloccare tutti i contenuti di un determinato utente apparirà la scritta @Nomedell&#8217;Utente è stato trattenuto. L&#8217;account è stato trattenuto in: NomeDelPaese. Corredato di un link dove si spiegano meglio i motivi.</p>
<p>Fino ad ora Twitter ha fatto sapere di non aver avuto bisogno di esercitare l&#8217;opzione di trattenere i contenuti da parte degli utenti in paesi specifici. Twitter ha anche ribadito che &#8220;uno dei valori fondamentali dell&#8217;azienda è quello di difendere e rispettare la voce di ogni utente&#8221;, e comunicato di aver collaborato con Chilling Effects, un&#8217;organizzazione non-profit focalizzata sui temi della libertà di espressione, nel creare un sito,<a href="http://chillingeffects.org/twitter">http://chillingeffects.org/twitter</a>, dove verranno raccolti tutti i tweet bloccati</p>
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		<title>Le difficoltà della comunicazione on line</title>
		<link>http://www.iljournal.it/2012/le-difficolta-della-comunicazione-on-line/302187</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 08:41:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alessandra modica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione face-to-face]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[i social media vengono utilizzati anche come mezzo per esprimere liberamente la propria opinione o condividere (come avviene su facebook e twitter) link su argomenti che appassionano particolarmente. Molti utenti però evitano di assumersi la responsabilità di ciò che scrivono
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-302188" href="http://www.iljournal.it/2012/le-difficolta-della-comunicazione-on-line/302187 /chat"><img class="alignleft size-full wp-image-302188" title="chat" src="http://www.iljournal.it/wp-content/uploads/2012/01/chat.jpg" alt="" width="350" height="215" /></a>Gli utenti dei social network dovrebbero fare più attenzione: premere “invio” e pubblicare un commento del quale dopo ci si potrebbe pentire, è diventato troppo semplice, e accade troppo spesso.</p>
<p>Almeno secondo quanto scoperto da un gruppo di studiosi del comportamento della Oxford University. Questi lamentano l&#8217;assenza, nella comunicazione tramite internet e in particolare di quella che si serve dei social network, di quegli elementi di comunicazione non verbale fondamentali nei rapporti personali faccia a faccia. Espressioni del viso, cambio del tono di voce, sorriso, sono tutte azioni involontarie che aiutano gli esseri umani nell&#8217;interpretazione di ciò che viene detto. “La loro assenza, in casi estremi, potrebbe provocare gravi incomprensioni e fenomeni di bullismo su internet” afferma il professor Robim Dunbar, docente di Antropologia dell&#8217;evoluzione a Oxford, dopo un&#8217;analisi dei sondaggi fatti a 2000 utenti di internet, il quale 50% ha dichiarato di aver sostituito spesso la comunicazione faccia a faccia con quella on line. Il 25% di questi, inoltre, ha ammesso di scrivere tramite i social network delle frasi e dei commenti che mai avrebbero il coraggio di dire direttamente alla persona interessata. E un altro 25% ha confessato di pentirsi spesso di quel che ha scritto su internet, o perché inappropriato (44%), o perché le conseguenze sono state inaspettate o non volute (27%). Il tutto perché, come ha esplicitato il 20% degli intervistati, quasi mai ci si ferma a rileggere ciò che si è scritto prima di premere “invio”.<br />
La ricerca, presentata in occasione dell&#8217;incontro in memoria dell&#8217;Olocausto &#8216;<a href="http://hmd.org.uk/resources/theme-papers/hmd-2012-speak-up-speak-out">Speak up, speak out</a>&#8216; contro la discriminazione e i discorsi razzisti su internet, ha dimostrato però anche che i social media possono essere utilizzati anche come mezzo per esprimere liberamente la propria opinione o condividere (come avviene su <a href="http://www.facebook.com">facebook</a> e <a href="http://www.twitter.com">twitter</a>) link su argomenti che appassionano particolarmente. Il 44% degli utenti intervistati, infatti, è convinto che in questo modo si ha una migliore circolazione delle notizie, e dunque anche una maggiore capacità di diffondere le proprie idee e aprirsi al dialogo anche con estranei.<br />
Ma il professor Dunbar avverte che è importante ricordare che “l&#8217;esperienza della comunicazione faccia a faccia e dell&#8217;interazione dà molto di più di quel che si può apprendere dai social network o navigando sulla rete”. Questo perché sul web si trovano tantissime informazioni delle quali ci si dimentica più facilmente, proprio perché “non enfatizzate dalla comunicazione non verbale”.<br />
In fine, non sempre gli utenti di internet si assumono pienamente la responsabilità di ciò che scrivono sui social network. Anzi, spesso sembra che lì tutto sia possibile e che ogni frase è un gioco da non prendere troppo sul serio. E invece non è così.</p>
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