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Statolatria

Di Igliff • 27 dic, 2008 • Categoria: CoseIberiche.it

Il Prefetto per le cause dei santi, Angelo Amato, ha lanciato un grido d’allarme contro l’avanzare della «statolatria» in Spagna. Motivo del richiamo, la educacion para ciudadania y derechos humanos, che altro non è che l’educazione civica. Una cosa che esiste nei programmi scolastici di mezzo mondo ma che, per l’arcivescovo costituisce, nel caso spagnolo, [...]


Il Prefetto per le cause dei santi, Angelo Amato, ha lanciato un grido d’allarme contro l’avanzare della «statolatria» in Spagna. Motivo del richiamo, la educacion para ciudadania y derechos humanos, che altro non è che l’educazione civica. Una cosa che esiste nei programmi scolastici di mezzo mondo ma che, per l’arcivescovo costituisce, nel caso spagnolo, «un’intrusione statale assolutamente illegittima sul tema dell’educazione dei giovani»

È evidente come sia in gioco la più ampia questione del rapporto tra la Chiesa e lo Stato moderno (come ben spiega Carlo Galli sulla prima di Repubblica di lunedì 22). Amato è molto chiaro: «La questione è che in tutta Europa si sta introducendo la categoria della cosiddetta biopolitica. Lo Stato, cioè, entra sempre più nella vita personale di ognuno: obbliga le famiglie a scegliere determinate scuole con determinate materie, non d’istruzione ma d’indottrinamento». Questo è il punto, in tutta la sua premoderna concretezza, ma, trattandosi di un richiamo a una vicenda puntuale interna dello Stato spagnolo, vediamo in quale contesto cade.

La storia dell’educazione civica in Spagna è recentissima, come giovane è il suo sistema scolastico, costruito solo a democrazia consolidata, negli anni ’80. Un moderno sistema educativo nel quale, comunque, l’offerta quantitativa di scuola pubblica non è mai stata adeguata alle necessità della società. Il finanziamento delle scuole private rispose anche alla necessità di integrare l’allora preminente offerta privata, cattolica ma non solo, affinché il sistema raggiungesse le dimensioni adeguate. Coi governi di Felipe González, si costruì la scuola pubblica e si imposero criteri di finanziamento, l’obbligo di adeguamento ai programmi statali, l’impossibilità di selezioni arbitrarie delle iscrizioni. Le riforme successive hanno approfondito, limato, inciso sui programmi o sulla struttura dei corsi, non agito sul sistema della scuola concertata. Così anche il governo Zapatero, che, tra le altre cose, ha introdotto l’educazione civica, avversata solo dalla Chiesa e dal Partido Popular.

I motivi d’attrito tra il governo Zapatero e la Chiesa spagnola sono noti, dalla libertà di ricerca ai diritti civili. Eppure, l’attacco di Amato non ha avuto un grande risalto in Spagna. Se il governo Zapatero non l’ha sottolineato - solo il partito, col segretario di Libertà pubbliche, Álvaro Cuesta, ha messo una nota in cui parla di «mancanza di rispetto» verso la Spagna - neanche l’opposizione del Pp, o la stampa contraria al governo, hanno amplificato il fatto, se si escludono i settori più clericali e la radio dei vescovi spagnoli. Le intromissioni di Roma nella cosa pubblica non piacciono molto neanche a destra, soprattutto nei giornali ma anche fra molti elettori del centrodestra.

Il governo, comunque, non se lo aspettava. Le tensioni con la Conferenza episcopale spagnola (Cee) erano da tempo un problema anche per Roma, riducendo i margini di manovra del Vaticano, prima sul tea del finanziamento della Chiesa e ora che si devono discutere importanti questioni come la riforma della Legge sulle Libertà religiose e una nuova regolamentazione dell’aborto. L’intromissione della Chiesa nelle questioni di governo è stata motivo di decisi richiami da parte del governo Zapatero presso il Vaticano, tanto che, nell’ultimo incontro coi vescovi spagnoli, Benedetto XVI ha espressamente chiesto di non esacerbare le relazioni col governo. Pareva che tra Roma e Madrid si fosse aperto un canale che mirava a stemperare la tensione, rappresentato dal buon rapporto tra la vicepresidente del governo, Maria Teresa Fernández de la Vega, e il cardinale Cañizares, uomo del Papa in Spagna.

L’attenzione di tutti era puntata sulla celebrazione di un’Eucarestia per le famiglie, a Madrid il 28 dicembre, promosso dall’episcopato della capitale, quindi dall’arcivescovo Antonio Maria Rouco Varela, presidente della (Cee) e leader dell’«ala dura» della Chiesa spagnola. Che, pur maggioritaria, non esprime tutta la Chiesa. Molti alti prelati spagnoli si sono smarcati dall’iniziativa, come i cardinali di Siviglia, Carlos Amigo, Barcelona, Lluís Martínez Sistach, e gli arcivescovi di Santiago, Julián Barrio, Tarragona, Jaume Pujol e Mérida-Badajoz, Santiago García Aracil. A loro si aggiungono un’altra trentina di vescovi che hanno organizzato atti nelle loro diocesi e quindi non saranno a Madrid, ossia quasi tutti quelli baschi, catalani e galiziani. L’ultima autorevole defezione è quella del vescovo di Bilbao e vicepresidente della Cee, Ricardo Blázquez.

Il timore è che sia l’ennesima manifestazione della Chiesa contro il governo, come un anno fa quando, a due mesi dal voto, una riunione «in difesa della famiglia» si convertì in una manifestazione in cui il governo era accusato, tra l’altro, di contribuire «alla dissoluzione della Spagna». In quell’occasione molti hanno storto il naso anche per il protagonismo militante di movimenti come i «kikos», i neocatecumenali di Kiko Argüello, che saranno presenti il 28. Un timore raccolto da Roma, visto che il Papa ha convocato in un’udienza privata il cardinale di Madrid per avere dettagli sulla messa, alla quale Benedetto XVI parteciperà via satellite, e per assicurarsi che non abbia nessun carattere politico.

L’attacco da Roma era dunque inaspettato e sembra contraddire il cammino di tregua impostato ma la non risposta del governo, oltre che improntata alla prudenza, copre una fitta attività diplomatica. A Madrid tentano di capire se si tratta di un contentino ai duri della Cee o di qualcosa di più. Certamente, è un’altra testimonianza delle diverse visioni che si confrontano sotto l’apparente monolitismo della Chiesa. A Madrid più che Roma.

[pubblicato su articolo21; foto, monsignor Amato e Ratzinger, da 30giorni]

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