Eh no, Ministro Gelmini, così non va
Di luca ajroldi • 02 set, 2010 • Categoria: L'intervista
In realtà Giacomo Russo, l’insegnante precario da giorni in sciopero della fame davanti a Montecitorio, se l’aspettava che la richiesta di incontrare pubblicamente il ministro dell’Istruzione Gelmini non sarebbe stata accettata. E d’altronde lo aveva confermato in un’intervista rilasciata proprio al nostro giornale. Forse però quello che non si aspettava è che oggi il ministro Gelmini definisse lui e tutti i precari che praticano forme di protesta estreme contro la “sua” riforma scolastica, dei militanti politici, e che proprio per questo non li avrebbe mai incontrati. Affermazioni che hanno subito fatto scattare la reazione orgogliosa di Giacomo Russo, che ci dice :
“Premetto che non ho una tessera di partito e quindi sgombro il campo da qualsiasi equivoco. Detto ciò però da un ministro della Repubblica mi sarei aspettato innanzitutto l’invito a mettere fine al nostro sciopero della fame, richiesta che la Gelmini non si è neanche lontanamente sognata di fare”.
Una scortesia che evidentemente fa il paio con l’incompetenza, come sottolinea ancora Russo.
“Il fatto che non voglia incontrarci dimostra che non è disposta a difendere la sua riforma. E il motivo è semplice: in realtà non la conosce, solo una persona con poco spessore culturale come la Gelmini poteva infatti mettere la propria faccia su una riforma voluta solo dal ministero dell’Economia. Forse l’incontro avremmo dovuto chiederlo a Tremonti”.
Russo è un fiume in piena e continua, replicando anche all’accusa, fatta ancora dalla Gelmini a molti precari, di preferire l’indennità di disoccupazione alle opportunità offerte da alcune Regioni.
“E’ una semplice stupidaggine. Il ministro così dimostra di non saper in nessun modo centrare il problema che è invece quello di capire perché la nostra scuola va al fallimento. E ancora, perché altri Paesi decidono di investire sull’istruzione mentre il nostro taglia in modo indiscriminato. Queste sarebbero le questioni di fondo da affrontare”.
Russo poi non è disposto a lasciar passare neanche l’affermazione, fatta ancora una volta dalla Gelmini, secondo cui gli esuberi di oggi sarebbero il frutto di decenni di politica in cui si sono distribuiti posti che la scuola non era in grado di assorbire.
“Innanzitutto – replica Russo – non penso che la scuola possa essere considerata un carrozzone pubblico alla stregua delle Poste o delle Ferrovie. Ma io non sfuggo alla questione. La voglio però ribaltare, chiedendo a tutti: ma secondo voi è meglio studiare in classi da venti alunni o da 35? Ed è meglio che un ragazzo disabile venga lasciato al suo destino o possa essere seguito da un insegnante di sostegno? I tagli provocheranno danni ingenti alla famiglie, è bene che se ne rendano conto. E poi, per essere chiari fino in fondo, se questi tagli fossero davvero necessari, allora perché si aumentano i fondi alla scuola privata? E soprattutto, perché la Corte dei Conti denuncia per le finanze pubbliche un ammanco di 65 miliardi di euro dovuti alla corruzione e poi si decide di tagliare 8 miliardi alla scuola?”
Questi sono fatti concreti e Russo li pone all’attenzione di un’opinione pubblica forse troppo distratta. In chiusura poi c’è spazio per un’ultima osservazione molto preoccupata.
“Siamo un Paese davvero strano in cui il ministro Tremonti può affermare, alla faccia di tutti gli edifici scolastici a rischio crollo, che ormai la legge sulla sicurezza, la famosa 626, per l’Italia è diventata un lusso. La verità forse è un’altra – conclude Russo – e cioè che ormai è questo governo ad essere diventato un lusso per il nostro Paese”.



